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Anche se le nostre azioni appaiono libere, esse sono in realtà, condizionate, anche inconsciamente, dalle esperienze passate, dai ricordi o da fattori ad essi legati. La chiave psicologica per l’azione libera, volta al perseguimento del proprio scopo, quindi, dovrebbe essere l’indifferenza nei confronti del vissuto e di tutto ciò che, ricollegandosi ad esso, ci condiziona. In realtà, è la “non indifferenza” che ci permette di agire liberamente, perché nel momento in cui desidero fortemente raggiungere l’obiettivo prefissatomi mi sento – allo stesso tempo – spinto dal bisogno, anche fisiologico, di sentirmi libero. Solo cosi potrò raggiungere il desideratum. La libera azione può avere, però, conseguenze imprevedibili: gli “accidenti”. Azioni intermedie che si interpongono tra il libero atto stesso e il fine ultimo perseguito. L’accidente è estraneo al condizionamento, è casuale, nuovo e, direi, non voluto. La sua causa è caratterizzata dall’ indeterminatezza che, al contempo, non ne assicura l’accadimento ma si presenta come conseguenza dell’azione voluta. Ecco perché rischiamo di incorrere nel “peccato” dell’accidente.
Le conseguenze di un agire libero, privo di una condotta morale consona, possono condurre ad un errore, al male o alla violazione delle stesse regole etiche e cristiane. L’ ”agere sequitur esse” di San Tommaso d’Aquino, ci permette di indirizzare le nostre azioni evitando di non cadere nella violazione della legge divina. Per fare ciò bisogna “praticare” la somiglianza con Dio. La nostra morale deve derivare da quella cristiana. Essa deve fondarsi sulla compassione, sulla solidarietà, sulla carità, sulla pace e su tutte le forme d’amore esistenti. L’uomo risponde di tutte le azioni poste in essere. Egli dunque risponderà di ogni peccato commesso, anche non voluto. L’importante è rimediare, porre fine alla condotta peccaminosa e permanere nel legame con Dio .
Cristiana Catalfamo
Studentessa universitaria

A cura di

Prof. Guido Traversa

Associato di Filosofia Morale

Università Europea di Roma,

Presidente  IFACE

Il consulente filosofico è e fa ciò che ogni Filosofo ha fatto e deve fare: capire l’esperienza

L’identità professionale del consulente filosofico è data sia dalla conoscenza dei principali modelli logici, categoriali ed etici della filosofia, sia dalla capacità di applicare tali modelli ai vari ambiti dell’esperienza umana:

Identità e Relazione ai tempi dei Social Media.

I social media hanno modificato e stanno costantemente modificando le dinamiche relazionali  personali e commerciali dell’uomo contemporaneo.

Siamo costantemente connessi: spendiamo circa 2 ore della nostra giornata navigando e chattando sul web.

I social network sono oggi le piazze virtuali di incontro e scontro, di confronto e dibattito, di acquisto e di vendita.

Sui social network si diventa famosi, come si può cadere tragicamente in disgrazia: i fenomeni di cyber-bullismo sono all’ordine del giorno, eventi tragici vengono scatenati da filmati postati in rete, oppure da “quanti like” si ricevono; il valore delle persone dipende dai “mi piace” ottenuti. I social network stanno annullando la linea di demarcazione tra pubblico e privato, tra vero e falso, tra tangibile e intangibile.

I social media sono oggi una grande opportunità per enti ed aziende che intendono capire cosa pensano e come si muovono le persone, da diversi punti di vista e perseguendo obiettivi differenti.

Questa è la realtà in cui ci troviamo esistenzialmente immersi; una realtà che fa problema perché scardina quelle “certezze” e quelle “abitudini” che scandiscono il nostro esserci qui ed ora; una realtà che entusiasma per le opportunità e l’evoluzione di cui è strumento e stimolo.

Di fronte a questa realtà l’Osservatorio filosofico sulla realtà non può che essere pungolato e spinto ad aprire interrogativi ed a condurre ricerche:

quali le conseguenze sull’identità dell’uomo contemporaneo?

quali le propensioni di questa condizione esistenziale?

quali le evoluzioni nelle dinamiche interpersonali?

quali le opportunità e le minacce da un punto di vista commerciale ed economico?

Questi gli interrogativi da cui è partito un gruppo di ricercatori del Master in Consulenza Filosofica ed Antropologia Esistenziale che, affiancati da esperti delle diverse aree tematiche,  ha intrapreso un’analisi approfondita del fenomeno al fine di elaborare un “Quaderno dell’Osservatorio” nel quale possa emergere la realtà del fenomeno in tutte le sue componenti (esistenziale, sociale, economica, etica, ecc.) e possa esserne chiarificata la comprensione.

Il Quaderno dell’Osservatorio “Identità e relazione ai tempi dei social media” sarà a disposizione di quanti vorranno avere un quadro complessivo ed esistenzialmente fondante sull’argomento; tale documento verrà pubblicato sul sito ufficiale dell’Osservatorio Filosofico sulla Realtà e potrà essere punto di partenza per ulteriori indagini che  enti privati e pubblici interessati potranno commissionare avvalendosi della Consulenza dei ricercatori dell’Osservatorio Filosofico sulla Realtà.


Interpretare un pensiero e restituirlo.

Da Hume al Buddismo, il mondo delle percezioni nella consulenza filosofica 

di Carla Torreggiani

“Le nostre idee, presentandosi, non producono le corrispondenti impressioni; né noi possiamo percepire un colore o provare una sensazione semplicemente col pensarci. Invece vediamo che un’impressione, sia mentale sia corporea, è sempre seguita da un’idea che le somiglia, differente soltanto per forza e vivacità. L’unione costante delle percezioni somiglianti è, dunque, una prova convincente che le une sono causa delle altre; e tale priorità delle impressioni è parimenti la prova che queste sono la causa delle idee, e non viceversa”.[1]

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