A cura di

Prof. Guido Traversa

Associato di Filosofia Morale

Università Europea di Roma,

Presidente  IFACE

Il consulente filosofico è e fa ciò che ogni Filosofo ha fatto e deve fare: capire l’esperienza

L’identità professionale del consulente filosofico è data sia dalla conoscenza dei principali modelli logici, categoriali ed etici della filosofia, sia dalla capacità di applicare tali modelli ai vari ambiti dell’esperienza umana:

da quella prevalentemente legata alla singola persona, alle interazioni di gruppo, alle dinamiche del lavoro, ai problemi sociali e politici che riguardano l’attuale dimensione globale.

Il consulente filosofico deve affinare la propria capacità di cogliere il nesso, non sempre esplicito, tra le categorie usate (da un singolo, come dalla società) e i comportamenti concreti che ne conseguono.

Deve affinare la capacità di cogliere le somiglianze e le dissomiglianze tra le diverse azioni che si presentano nella realtà che gli si viene di volta in volta a prospettare al fine di poter scorgere possibilità ancora non viste o non espresse pienamente e che potrebbero costituire la base sia per una migliore comprensione dell’esperienza, sia per una  possibile soluzione di  un problema o conflitto che vi si possa presentare.

Deve, di conseguenza sviluppare la capacità di valutare con rigore i diversi dettagli ed accidenti che costituiscono la fisionomia della realtà a cui si viene rapportando.

Deve altresì educare la propria attitudine all’ascolto dei tanti aspetti e delle tante sfumature dell’esperienza verso la quale viene ad esercitare la propria attività di consulenza filosofica.

Deve saper identificare e distinguere tra loro le diverse forme di problemi e di conflitti che una determinata realtà può portare con sé.

Deve saper guidare la singola persona così come i gruppi e/o ambiti sociali alla consapevolezza della propria identità e delle componenti che la costituiscono e che spesso non vengono adeguatamente riconosciute e che per tale ragione generano conflitti.

Deve saper far emergere le molteplici propensioni: il suo divenire. Deve saper utilizzare il sapere filosofico – testi, pensieri, posizioni – per rendere più agevole la comprensione della realtà “consultata”.

Deve saper individuare i possibili problemi clinici “portati” dai singoli al fine di non confondere la prassi filosofica con le varie e tante forme di psicoterapia o di psicologia.

Deve conoscere alcune delle principali dimensioni legate alla sfera del lavoro organizzato –aziende, istituti, fondazioni – al fine di saper interagire con esse.

Deve saper affrontare in una prospettiva filosofica le principali dimensioni sociali e politiche della contemporaneità.

Deve imparare a tradurre nella forma di una esperienza comunicabile ed esprimibile tutte quelle dimensioni della vita individuale e relazionale – quali la nascita, la morte, l’affettività, le passioni, i disagi psico-fisici, i disagi sociali e culturali – che spesso lasciate a sé generano conflitti privi di una forma chiara.

Deve, in qualche modo, essere un autentico partecipante di una scuola di filosofia rivolta alla acquisizione di quell’abito, etico ed estetico, che renda capaci di essere familiari ai principi che guidano le proprie azioni. Deve, così, anche, praticare e far praticare l’esperienza della bellezza, per come essa si esprime nella arte e nelle forme della vita.

La formazione di  simili conoscenze e capacità si dovrebbe strutturare nei seguenti ambiti:

  1. Conoscenza dei principali modelli logico-categoriali, ontologici ed etici che si sono presentati nel corso della storia della filosofia occidentale e delle principali forme di prassi e di comportamenti che ne conseguono.
  2. Capacità di lettura e commento di pagine emblematiche dei classici del pensiero filosofico (al fine della loro utilizzabilità nella concreta prassi della consulenza filosofica).
  3. Sviluppo della capacità di percepire e valutare le analogie che varie forme di esperienza sottopongono all’attenzione del filosofo consulente (esperienza individuale, di gruppo, lavorativa, sociale, etica, estetica).
  4. Studio teorico pratico delle diverse forme di disagio e di conflitto che si presentano nell’esperienza individuale e/o sociale.
  5. Studio e conoscenza delle principali forme di psicoterapia e di analisi psicologica, al fine di appropriarsi sia della dimensione filosofica, ad esempio, della psicoanalisi, sia della capacità di individuare eventuali disagi psichici che il consulente non può affrontare da solo, ma rimandare al clinico.
  6. Pratica filosofica della percezione e del pensiero analogico (valutazione del diverso peso dei dettagli di una determinata realtà).
  7. Studio e conoscenza filosofica dell’esperienza del bello.
  8. Conoscenza delle principali dimensioni delle dinamiche aziendali.
  9. Pratiche filosofiche – attività concrete in laboratorio:
  • Caffè filosofico
  • Weekend filosofico
  • Setting di consulenza filosofica
  • Consulenza in azienda
  • Sportello di consulenza filosofica in scuola, in casa famiglia, in ospedale, in carcere
  • Philosophy for children
  • Esperienza filosofica dell’arte
  • Il dialogo filosofico
  • Gestione del conflitto
  • Filosofia e teatro

Prof. Guido Traversa

Presidente IFACE

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